Mariano Guerra, interpretato da Adriano Giannini, è costretto a rientrare in Argentina molti anni dopo essere stato vittima della dittatura militare. Il suo ritorno è legato a un processo contro gli uomini del regime che lo sequestrarono e sottoposero a torture, negli anni in cui il Paese viveva una violenta repressione politica e si preparava a ospitare i Mondiali di calcio del 1978. Per Mariano, però, tornare in patria significa soprattutto riaprire una pagina della propria vita che non si è mai veramente chiusa. La sua testimonianza lo costringe a rivivere l'esperienza della prigionia e, soprattutto, il dramma di aver ceduto alle torture fino a fornire informazioni sui propri compagni. Il processo diventa così un viaggio nella memoria, in cui il protagonista deve fare i conti con il senso di colpa e con le conseguenze delle proprie scelte. Lontano dalla figura dell'eroe in cerca di vendetta, Mariano appare come un uomo fragile, ancora segnato dal trauma e alla ricerca di un modo per convivere con il proprio passato. La possibilità di raccontare finalmente ciò che è accaduto diventa anche un'occasione per interrogarsi sulla colpa, sulla responsabilità e sulla possibilità di trovare una forma di redenzione.